| CoveredEyedWoman è_\ ( @ 2008-11-06 21:18:00 |
| Current mood: | hopeful |
| Current music: | Escaflowne - White Dove |
| Entry tags: | accademia, comics |
lavoro fumetto - "grano in erba" di colette (4 tavole)
R-ragazzi...
*si nasconde dietro a un cespuglio, che a sua volta è nascosto dietro a un palo, che a sua volta è nascosto dietro a Sandrone che a sua volta è nascosto dietro una discutibilmente quasi utile lumaca di passaggio*
Ho avuto taaaanto da fare. Il lavoro che ho postato e i prossimi lo dimostreranno. xD Per il resto, da domani ritornerò nei gdr vari, leggerò le fanfiction, commenterò ai deviantartari, risponderò alle domande e alle risposte e ai vostri post e alle community e bla bla.
Frattanto, beccatevi questo lavoro che ho fatto per l'accademia.
Un romanzo scelto tra quelli dell'elenco ("Grano in erba" di Colette), un capitolo a piacere, una situazione e quattro tavole di fumetto. La rivisitazione fummettistica è sempre un po' diversa: vi accorgerete che alcuni dialoghi son tagliati (tanto nel libro, eh, non c'è limite di spazio, ma i baloon son quelli che sono xD), e anche alcune scene son diverse. Va be', vedrete da voi...
(Comunque, ho preso 30 e lode a fumetto! *_* Questo lavoro mi rende oltremodo figa... anche se... non riesco a smettere di nascondermi dietro il cespuglio ._.)
*si nasconde dietro a un cespuglio, che a sua volta è nascosto dietro a un palo, che a sua volta è nascosto dietro a Sandrone che a sua volta è nascosto dietro una discutibilmente quasi utile lumaca di passaggio*
Ho avuto taaaanto da fare. Il lavoro che ho postato e i prossimi lo dimostreranno. xD Per il resto, da domani ritornerò nei gdr vari, leggerò le fanfiction, commenterò ai deviantartari, risponderò alle domande e alle risposte e ai vostri post e alle community e bla bla.
Frattanto, beccatevi questo lavoro che ho fatto per l'accademia.
Un romanzo scelto tra quelli dell'elenco ("Grano in erba" di Colette), un capitolo a piacere, una situazione e quattro tavole di fumetto. La rivisitazione fummettistica è sempre un po' diversa: vi accorgerete che alcuni dialoghi son tagliati (tanto nel libro, eh, non c'è limite di spazio, ma i baloon son quelli che sono xD), e anche alcune scene son diverse. Va be', vedrete da voi...
(Comunque, ho preso 30 e lode a fumetto! *_* Questo lavoro mi rende oltremodo figa... anche se... non riesco a smettere di nascondermi dietro il cespuglio ._.)
COLETTE - GRANO IN ERBA
CAPITOLO 2




"Una domenica a Tahiti" scherzò Philippe fra sé. "Non l'ho mai vista così brutta".
La madre di Vinca, il padre di Vinca, la zia di Vinca, Phil, i genitori di Phil e il parigino di passaggio attorniavano la tavola con i loro maglioni verdi, i blazer rigati, le giacche di tussor. La villa, che tutti gli anni le due famigli amiche prendevano in affitto, odorava quel mattino di brioches calde e di cera, e tra quei bagnanti variopinti e quei ragazzi anneriti dal sole l'uomo brizzolato, venuto da Parigi, rappresentava l'estraneo distinto, pallido e ben vestito.
"Come cambi, piccola Vinca!" disse questi alla ragazza.
"Ma sì, parliamone!" borbottò Phil con astio.
Il forestiero si chinò verso la madre di Vinca per confessarle a mezza voce:
"Si sta facendo incantevole! Incantevole! Fra due anni... vedrà!".
Vinca sentì, gettò al forestiero uno sguardo vivace, molto femminile, e sorrise. La bocca purpurea si dischiuse su una fila compatta di denti bianchi, le pupille, azzurre come il fiore di cui portava il nome, si velarono di ciglia bionde, e anche Phil rimase abbagliato. "Ma cosa le succede?".
Poi Vinca servì il caffè sulla terrazza all'ombra di un tendone. Rapita e accorta, si muoveva con una sorta di grazia acrobatica. Quando un colpo di vento portò lo scompiglio sulla fragile tavola, riuscì a trattenere col piede una sedia che si era rovesciata e con il mento un tovagliolino di pizzo che stava prendendo il volo, senza per questo smettere di versare con getto impeccabile il caffè in una tazzina.
"Ma guardatela!" si estasiò il forestiero.
La paragonò a una statuina di Tanagra, la costrinse ad assaggiare la chartreuse e le chiese i nomi degli innamorati che faceva disperare al casinò di Cancale...
"Ah, ah! Il casinò di Cancale! Ma non c'è nessun casinò a Cancale!".
Vinca rideva, mettendo in mostra il robusto semicerchio dei denti, e piroettava come una ballerina sulla punta delle scarpe bianche. Con la civetteria le veniva anche l'astuzia: mai che rivolgesse lo sguardo in direzione di Philippe, che la stava a guardare, incupito, da dietro il pianoforte e il grande mazzo di cardi sistemati in un secchio di rame.
"Mi ero sbagliati, è molto carina" si confessò Phil. "Questa sì che è una novità".
Poiché il forestiero, al suono del fonografo, stava proponendo a Vinca di insegnargli il balancello, Philippe uscì dalla chetichella, corse in spiaggia e si buttò nel cavo di una duna, raggomitolandosi con la testa sulle ginocchia. Sotto le sue palpebre chiuse persisteva l'immagine di una Vinca nuova, piena di voluttuosa innocenza, una Vinca civetta, con le armi ben affilate, cui era improvvisamente spuntata una carne rotonda, una Vinca con tutta la cattiveria e la ribellione che potevano desiderare.
"Phil! Phil! Ti stavo cercando. Ma che cos'hai?".
Accanto a lui c'era la seduttrice, senza fiato, che gli tirava ingenuamente i capelli con tutt'e due le mani per costringerlo a sollevare la fronte.
"Non ho niente" rispose Philippe con voce roca.
Aprì gli occhi con timore. In ginocchio sulla sabbia, Vinca sgualciva i suoi dieci volants di organza e si trascinava carponi come una squaw.
"Phil, per favore, non essere arrabbiato... Tu ce l'hai con me... Phil, lo sai che ti voglio più bene a teche a chiunque altro. Dimmi qualcosa, Phil!".
La madre di Vinca, il padre di Vinca, la zia di Vinca, Phil, i genitori di Phil e il parigino di passaggio attorniavano la tavola con i loro maglioni verdi, i blazer rigati, le giacche di tussor. La villa, che tutti gli anni le due famigli amiche prendevano in affitto, odorava quel mattino di brioches calde e di cera, e tra quei bagnanti variopinti e quei ragazzi anneriti dal sole l'uomo brizzolato, venuto da Parigi, rappresentava l'estraneo distinto, pallido e ben vestito.
"Come cambi, piccola Vinca!" disse questi alla ragazza.
"Ma sì, parliamone!" borbottò Phil con astio.
Il forestiero si chinò verso la madre di Vinca per confessarle a mezza voce:
"Si sta facendo incantevole! Incantevole! Fra due anni... vedrà!".
Vinca sentì, gettò al forestiero uno sguardo vivace, molto femminile, e sorrise. La bocca purpurea si dischiuse su una fila compatta di denti bianchi, le pupille, azzurre come il fiore di cui portava il nome, si velarono di ciglia bionde, e anche Phil rimase abbagliato. "Ma cosa le succede?".
Poi Vinca servì il caffè sulla terrazza all'ombra di un tendone. Rapita e accorta, si muoveva con una sorta di grazia acrobatica. Quando un colpo di vento portò lo scompiglio sulla fragile tavola, riuscì a trattenere col piede una sedia che si era rovesciata e con il mento un tovagliolino di pizzo che stava prendendo il volo, senza per questo smettere di versare con getto impeccabile il caffè in una tazzina.
"Ma guardatela!" si estasiò il forestiero.
La paragonò a una statuina di Tanagra, la costrinse ad assaggiare la chartreuse e le chiese i nomi degli innamorati che faceva disperare al casinò di Cancale...
"Ah, ah! Il casinò di Cancale! Ma non c'è nessun casinò a Cancale!".
Vinca rideva, mettendo in mostra il robusto semicerchio dei denti, e piroettava come una ballerina sulla punta delle scarpe bianche. Con la civetteria le veniva anche l'astuzia: mai che rivolgesse lo sguardo in direzione di Philippe, che la stava a guardare, incupito, da dietro il pianoforte e il grande mazzo di cardi sistemati in un secchio di rame.
"Mi ero sbagliati, è molto carina" si confessò Phil. "Questa sì che è una novità".
Poiché il forestiero, al suono del fonografo, stava proponendo a Vinca di insegnargli il balancello, Philippe uscì dalla chetichella, corse in spiaggia e si buttò nel cavo di una duna, raggomitolandosi con la testa sulle ginocchia. Sotto le sue palpebre chiuse persisteva l'immagine di una Vinca nuova, piena di voluttuosa innocenza, una Vinca civetta, con le armi ben affilate, cui era improvvisamente spuntata una carne rotonda, una Vinca con tutta la cattiveria e la ribellione che potevano desiderare.
"Phil! Phil! Ti stavo cercando. Ma che cos'hai?".
Accanto a lui c'era la seduttrice, senza fiato, che gli tirava ingenuamente i capelli con tutt'e due le mani per costringerlo a sollevare la fronte.
"Non ho niente" rispose Philippe con voce roca.
Aprì gli occhi con timore. In ginocchio sulla sabbia, Vinca sgualciva i suoi dieci volants di organza e si trascinava carponi come una squaw.
"Phil, per favore, non essere arrabbiato... Tu ce l'hai con me... Phil, lo sai che ti voglio più bene a teche a chiunque altro. Dimmi qualcosa, Phil!".
Phil cercava su di lei lo splendore effimero che l’aveva irritato, ma ormai rimaneva solo una Vinca costernata, un’adolescente prematuramente gravata dell’umiltà, delle goffaggini, della tetra ostinazione del vero amore... Con uno strattone ritirò la mano che gli stava baciando.
"Lasciami! Tu non capisci, non capisci mai niente!... Alzati, insomma!".
"Lasciami! Tu non capisci, non capisci mai niente!... Alzati, insomma!".
E cercava, lisciandole il vestito gualcito, annodandole il fiocco della cintura, calmando i capelli sollevati al vento, cercava di rimodellare su di lei la forma del piccolo idolo che aveva intravisto...




hopeful